Gianluigi Buffon International - Juventusworld 1897

This Board is dedicated to Gianluigi Buffon, the best Goalkeeper in the World, to his Club Juventus Turin and also to the Italian National Team

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The Team of Gianluigi Buffon International had an unforgettable Time in Liechtenstein.
Special Thanks to Gigi Buffon and the Italian National Football Team for this great Evening!

See you soon in Turin!

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Il Capitano



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 Post subject: Champions, Juventus - Bayern 2:2
#1PostPosted: 23. Feb 2016, 23:09 
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Come un episodio di Rocky, uno a caso. L’eroe ne prende tante, ma davvero tante, per un tempo che pare lunghissimo. L’arbitro lo conta. Quando sembra più di là che di qua, si rialza. Trova energie chissà dove, e inizia a picchiare lui. Nei panni dell’eroe, come da coreografia iniziale, la Juve. Perché nessuno mette la Juve in un angolo. Nemmeno il Bayern marziano del primo tempo, nemmeno il laboratorio tattico di Guardiola. Ok, manca il lieto fine, il colpo da k.o. (i bianconeri hanno anche avuto più di una mezza occasione), ma questa non è Hollywood, ragazzi. Dybala e Sturaro (sì, sì, proprio Sturaro), trovano un pareggio (2-2) a cui, dopo un’ora, nemmeno Idris e Mughini ubriachi avrebbero creduto. Ok, i gol di Müller e Robben, in trasferta, lasciano i bavaresi in vantaggio. Ma al ritorno ci sarà una gara da giocare. Per come si era messa, praticamente una resurrezione.

LA GRINTA DI MANDZU — La svolta arriva al 18’ della ripresa, ed ha la faccia, ancora una volta di Mario Mandzukic: è lui che recupera palla su Kimmich e manda in porta Dybala. Poi è lui che lotta portandosi dietro la squadra. Al 76’ è lui che apre per Morata, che mette in mezzo per Sturaro: 2-2. In mezzo un altro paio di occasioni: roba da non crederci, dopo un primo tempo in cui la curva esultava quando i bianconeri passavano la metà campo. Bianconeri trasfigurati (e non può essere per l’ingresso del pur positivo Hernanes), quando sembrava che Müller e Robben li avessero mandati a casa. Müller, sempre lui: si era accasciato ai limiti dell’area piccola, con la porta spalancata, al 13’. Thomas può perdonare una volta, ma poi ripassa. Al 43’ è lui a raccogliere una respinta corta di Barzagli, dopo cross e controcross di Robben e Douglas Costa (da mal di testa). Palla in rete, per la sesta volta in questa Champions (e 17 in Bundesliga). Gli altri ricamano, lui pianta lo spillone. E poi c’è chi ci piazza la firma, Arjen Robben: da un decennio (almeno) fa lo stesso gol, ma chi lo ferma? Parte a destra, rientra verso il centro, due finte e tiro a giro sul secondo palo: 2-0 al 55’. Il paradosso è che il tutto nasce da un’azione di contropiede. Sembrava la fine, invece è l’inizio di un’altra storia. Storia da applausi, comunque vada il ritorno. Perché il Bayern non è una squadra normale, e questa è un’impresa.

TATTICA E cuore — Rappresentare i bavaresi con uno schema classico è come cercare di capire dove faccia i soldi Zuckerberg con Facebook per tassarlo: categorie e leggi sono inadeguate. Diciamo che nei primi 30 secondi Guardiola li piazza col 4-1-4-1 con Vidal davanti alla difesa, poi però il cileno si abbassa fra i due difensori centrali, Lahm agisce da interno e azzanna Pogba, davanti si occupa militarmente la trequarti con cinque uomini. Il risultato è che i rossi asfissiano la Juve. Il pano tattico di Allegri è più “scolastico”: un 4-4-2 con tutti, Mandzukic e Dybala compresi a protezione dell’area. Talvolta con lanci lunghi o faticose e pregevoli uscite dalla difesa si prova a mettere la testa fuori. Buffon respinge 3 tiri, altri li vede passare sopra la traversa. Tutto sommato i tedeschi creano persino poco, per come dominano: il 2-0, dopo un’ora, ci sta tutto. Poi però, di colpo, la marea rossa si ferma: un errore di Kimmich (centrale d’emergenza), dà il via all’1-2, la difesa alta concede occasioni a Cuadrado e Pogba, la prevista sofferenza sulle palle alte porta al 2-2 di Sturaro. Lo Stadium resta inviolato in Champions, per ultimo qui passò proprio il Bayern nel 2013. Ma la Juve è cresciuta, da allora. Di testa, di forza, di convinzione. Alla fine i due pugili sono in piedi. Fino al prossimo episodio, in casa loro. Ma Guardiola non sarà tranquillo: l’eroe va giù, ma non resta mai giù.


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