Gianluigi Buffon International - Juventusworld 1897

This Board is dedicated to Gianluigi Buffon, the best Goalkeeper in the World, to his Club Juventus Turin and also to the Italian National Team

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The Team of Gianluigi Buffon International had an unforgettable Time in Liechtenstein.
Special Thanks to Gigi Buffon and the Italian National Football Team for this great Evening!

See you soon in Turin!

# STAFF


Il Capitano



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 Post subject: Juve, la Champions è del Barcelona
#1PostPosted: 6. Jun 2015, 22:54 
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Il Triplete lo fa il Barcellona. E lo merita. È il secondo, nessuno l'aveva mai fatto due volte. Ma è grazie a una meravigliosa Juve, all’altezza del palcoscenico più importante d’Europa, se la finale di Champions League resta aperta anche oltre il 90’, regalando emozioni fino all’ultimo istante. A Berlino finisce 3-1, in uno stadio che trasuda storia e che scrive un altro capitolo della leggenda di questo Barça.

Quattro Champions in dieci anni, una dinastia. Cinque in totale, dagli olandesi Cruijff e Rijkaard agli spagnoli Guardiola e Luis Enrique. Favolosi. Ma la squadra di Allegri ha nobilitato il calcio italiano in crisi mettendo in campo tutto il cuore, la volontà e la qualità di cui dispone. Non è bastato, ma cosa chiedere di più?

FULMINE RAKITIC — Formazioni confermate con Barzagli e Iniesta presenti, ma non si fa in tempo a verificare gli schieramenti che la Juve è già sotto, nonostante un impatto aggressivo sulla gara. È il 4’ quando Neymar legge il disordine del lato destro bianconero e vede il taglio di Iniesta, che appoggia a Rakitic il pallone dell’1-0. Tutto troppo veloce e brusco per riprendersi, tanto che i campioni d’Italia sbandano paurosamente per una ventina di minuti. C’è una bella cavalcata di Morata per il destro alto di Vidal, è vero, ma poi Buffon vede le streghe più volte, tenendo in piedi la baracca soprattutto al 13’ con un miracolo su Alves.

REAZIONE — L’esterno brasiliano, però, dietro concede sempre praterie. E complice qualche palleggio lezioso di troppo con Ter Stegen e Mascherano, la Juve riprende nerbo, sospinta dall’incoraggiamento del suo popolo accorso a Berlino. È uno stadio “italiano” e ancora impregnato di ricordi mondiali, non basterebbero mille partite dell’Hertha per togliere dall’Olympiastadion la suggestione azzurra. E allora, mentre Vidal picchia tutto il picchiabile, Pogba e Marchisio si scambiano posizione ai lati di Pirlo e Messi fa più la mezzala che l’attaccante, i primi segnali di riscossa bianconera sono sufficienti a ravvivare la speranza di giocarsela “fino alla fine”, questa finale, come da consolidato inno juventino. Tutto si concretizza nel primo tiro in porta firmato da Marchisio al 44’, niente di che, soprattutto se paragonato alla doppia occasione capitata a Suarez poco prima. Ma la Juve arriva viva all’intervallo, aspettando un Tevez all’altezza della sua stagione e dimostrando di saper reagire anche quando va sotto, situazione che in Italia non le capita quasi mai.

L’ILLUSIONE — Si riparte, Buffon è ancora mundial su Suarez, Messi incanta la folla con un doppio triangolo che non diventa raddoppio per poco. Ma la Juve sta su, abbraccia l’avversario come un pugile alle corde, non cade. E al 10’, all’improvviso, Marchisio ha l’idea geniale: tacco per Lichtsteiner che serve Tevez, Ter Stegen dice no all’Apache, arriva Morata e mette dentro sulla ribattuta. Delirio nel settore bianconero, 1-1: Allegri esulta con misura, c’è ancora molto lavoro da fare, ma la Juve è di nuovo testa a testa coi fenomeni. E se Tevez e Pogba non sprecassero due buone chance, potrebbe perfino mettere il naso avanti.

IL MORSO DI SUAREZ — Invece no. La rimette il Barça, la freccia. Alves cintura Pogba in area, non c’è modo di protestare e Messi è già dall’altra parte, Buffon para il fendente argentino, ma arriva Suarez e insacca la pistolettata del 2-1. Che diventa 3-1 in un attimo con Neymar, anzi diventerebbe, perché il gol del brasiliano è annullato per un tocco di mano dopo l’incornata. Materiale per le moviole dei 200 Paesi collegati con la Germania.

CHIUDE NEYMAR — Iniesta esce e lascia la fascia di capitano a Xavi per il quarto d’ora finale, Pogba sfiora il pari di testa, Pereyra rileva Vidal. Suarez calcia alto, si entra nella battaglia conclusiva. Che ha in Marchisio e Tevez le bocche da fuoco juventine, ma Ter Stegen è attento sui tiri. Il cronometro scorre impietoso e si tinge di blaugrana secondo dopo secondo. E dopo un recupero lungo per le tante interruzioni, in contropiede, Neymar segna il 3-1. Stavolta nessuno glielo annulla. Onore al Barça, campione d’Europa. Ma giù il cappello, davanti a questa Juve. Perfino i catalani, prima della premiazione, fanno il “pasillo” per gli sconfitti, applaudendoli, mentre Pirlo, al passo d'addio, piange. Inedito. E bellissimo.


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